Mai avrebbe pensato che potesse succedere.
S. era in grado di pensare tante cose, si potrebbe persino dire che pensasse troppo, alcuni suoi amici lo direbbero di certo. Il pensiero e non l'azione era la sua caratteristica distintiva.
S. pensava dunque, ma non fantasticava. Mai. Rifletteva, analizzava, ponderava, ipotizzava, ma senza mai lasciar andare le briglie del suo pensiero. Non pensava nemmeno come certe cose si potessero pensare! La fantasia, per così dire, in qualche modo lo disgustava. Da certa letteratura addirittura, si teneva a distanza come si fa da un animale feroce. Per quanto riguarda certi film poi...vi basti sapere che quando per strada il suo sguardo incrociava la locandina di certe pellicole con supereroi, volgeva la testa di scatto come se la sola visione del manifesto potesse nuocergli.
Eppure, tutto quanto state per leggere accadde proprio a lui. Ed iniziò tutto in quel preciso momento, non un attimo prima, non un attimo dopo. Esattamente in quel preciso momento.
La sede dell'azienda dove lavorava come programmatore informatico si trovava in centro, a un paio di chilometri dal suo appartamento.
S. stava recandosi al lavoro a piedi, come ogni mattina, faceva sempre la stessa strada, sapeva esattamente quanti minuti ci impiegava e sapeva calcolare le variazioni a seconda che piovesse o ci fosse il sole.
Era quasi giunto a destinazione quando lo vide. Per un attimo. Lo distinse chiaramente prima che sparisse dietro l'angolo. Non poteva sbagliarsi. Solo, non poteva credere ai suoi occhi...
Le gambe tremarono.
Le ginocchia stavano per cedergli.
Ma di riscosse. Non sapeva come ma il flash generato da quella visione di una frazione di secondo lo aceva scaraentato indietro di venti anni. Non poteva essere lui. No, non ora, non qui.
Lui no!
Credeva, S., che quel capitolo si fosse chiuso quel maledetto giorno di aprile di vent'anni prima. Lui e gli altri erano stati avvisati. Le regole a cui dovevano attenersi chiare e limpide.
No, lui non poteva essere. Non qui. Non oggi.
Riprese la luciditá, cambiò strada, cominciò a seguirlo e nel farlo estrasse il cellulare e compose IL NUMERO...
Ma, come spesso gli succedeva, non aveva messo il cellullare in carica la sera prima, quindi non appena compose il numero, il telefono si spense.
S. Era molto distratto. Sempre assorto nei suoi pensieri si dimenticava le cose più banali come di far benzina nella macchina, di pagare le utenze e, appunto, di mettere in carica. Il telefonino.
Ma già in passato gli era capitata una situazione similare e quel ricordo gli fece accendere la lampadina.
Perché S.  Era dotato di una memoria formidabile che gli era venuta in soccorso per togliersi da guai in cui periodicamente si metteva..
Però questa volta doveva ingegnarsi maggiormente. ....
Ne andava della sua vita!
S. era stato l'ideatore del piano che all'inizio del 1997, per 4 lunghi e interminabili mesi, portò 6 persone, totalmente diverse tra loro, a compiere azioni di cui nessuno di loro avrebbe mai pensato di avere coscienza. S. era un piccolo genio, eccellente nelle cose complicate, un disastro in quelle semplici; era riuscito a coinvolgere altre 5 anime perdute nell'oblio di una società che difende sempre e solo i più forti. Aveva promesso loro che avrebbero avuto il riscatto che meritavano, e cosi fu. Avevano promesso di non rivedersi mai più, di vivere in 6 continenti diversi…per sempre. Ma il passato era tornato a farsi vivo e S. si trovava in pericolo, non vi era alcun dubbio…
Si poteva pensare di scappare o continuare a fare finta di non essere in pericolo, ma in realta' l'unica via di uscita era cercare di trovare gli altri componenti del gruppo in giro per il mondo,  perche' anche loro erano in pericolo ma ignari di esserlo.
Bene ma da dove iniziare? E da chi?E dove trovare i soldi per farlo? "Ok si iniziera' dal piu' vicino!!!", era l'unica soluzione per non perdere tempo prezioso.
Prese la decisione di intaccare il gruzzoletto accumulato per le emergenze.
Con passo deciso e sicuro si diresse verso casa dell'amico fraterno che, a sua insaputa, custodiva soldi e documenti nella propria cantina.
Entrò utilizzando la chiave che sapeva nascosta in un foro di ventilazione dei garage, si diresse alla scaffalatura più grande e dietro la pila di scatole spostò un mattone che dava accesso al suo piccolo tesoro
Andò in Agenzia di viaggio e prenoto' un volo di sola andata per Buenos Aires .da qui avrebbe raggiunto Rosario meta della sua prima destinazione.
Durante il volo non potevano non affiorare i ricordi del passato.
Le milonghe,Gabriela, un amore forse mai sopito,e  le partite di calcio allo stadio del rosario central.
Anche i fantasmi ben presto fecero capolino.
La fuga dall'Argentina è una ferita ancora aperta,non rimarginata e di Francisco, figlio nato dalla relazione con Gabriela, non aveva più notizie da diverso tempo oramai.
Quella poteva essere un'ottima occasione per riabbracciarlo......
Una volta a terra si scosse di dosso tutti quei pensieri. Ora non aveva tempo, ora doveva pensare ad avvertirlo, forse non avevano ancora molto tempo. Bussò alla porta dell'appartamento e quando si aprì, riconobbe subito l'amico di un tempo anche se i segni di una vita vissuta erano ben evidenti sul suo viso. Rimasero in silenzio poi S. si decise:  "l'ho visto" . Gli occhi tristi di P. furono attraversati da un fremito di paura. "Lo so, l'ho visto anch'io".
P. era l'anello debole dell'organizzazione che aveva seriamente messo a rischio la stabilità dello Stato Italiano in quei primi 4 mesi del 1997.
S. ne era pienamente cosciente e proprio per questo scelse Buenos Aires come prima meta del suo lungo viaggio, anche se a se stesso preferiva raccontare che era per via dell'amore verso Gabriela e soprattutto Francisco.
S. si concesse una doccia rigenerante e un pasto frugale prima di affrontare, insieme all'amico, la catastrofe che stava per abbattersi su di loro e sugli affetti più cari che ognuno aveva sparso per il mondo.
S. prese la parola, non poteva essere altrimenti, e la rivelazione che fece all'amico fu shockante:
"Non ho le prove di quel che sto per dirti, ti chiedo solo di fidarti di me".
Il volto di P. si fece marmoreo, di un colore indefinibile tra il cenere e la rugiada del mattino.
S. non perse tempo, perché tempo da perdere non ce n'era e perché era conscio che che P. con meno pensava meglio era per tutti. Andò subito al punto e senza esitazione, lo disse:
"A. ci ha tradito!"
Presero armi e bagagli in fretta e furia!direzione Accra. Qui S. e P. avrebbero dovuto rintracciare G.
Si,ma come?
Le ultime notizie,peraltro lontane nel tempo,lo davano come eremita.
Però dovevano riuscirci, a tutti i costi!
Era G. La chiave di tutto.
La sua conoscenza nel decriptare codici era stata fondamentale anche nel 97.
Decisero di vedere il da farsi per rintacciarlo una volta atterrati  nel continente nero.
Qualche aggancio lo avevano ancora,sempre che il patto di fedeltà non sia venuto meno..
L'indomani presero il volo per Quagadougou la capitale del Burkina Faso dove nel 1983 aiutarono Thomas Sankara  a diventare presidente dell'ex Repubblica dell'Alto Volta.
Li G poteva contare ancora su una fitta rete di contatti che andavano dalla finanza al redditizio traffico di armi.
Ma ciò che più contava era il folto numero di contrabbandieri e mercenari che vi erano in zona ed in attesa di un "contratto" redditizio.
Si, era propio di G. Il numero misterioso che S. Compose dopo avere visto quella persona che non avrebbe mai voluto vedere.
L'appuntamento era una piccola fabbrica dismessa fuori dal caotico centro abitato, il contatto che li preleva  dallo sporchissimo e degradato aeroporto li aspetta sopra una vecchia Jeep con un poco invitante mitra in mano, i due si guardano e poi si infilano nella macchina.
Fu facile abbandonare lo squallore e i vetri rotti a terra e altrettanto semplice imboccare la grande striscia di bitume che li avrebbe portati verso il loro primo appuntamento....... con la morte...
Percorsero diversi chilometri attraversando un paesaggio verde e ricco di vegetazione, il tipo di paesaggio che chi pensa all'Africa proprio non si aspetta, diverso dal classico deserto della parte centro settentrionale.
Attraversarono vari villaggi pieni di persone e bambini vestiti con i classici vestiti multicolori che caratterizzano questa parte del continente.
Poi finalmente arrivarono.
S. e P. riconobbero da lontano G. Il suo indimenticabile dente dorato brillava sotto i raggi di un sole cocente.
Dopo avergli raccontato l'avvenuto nei minimi particolari, decisero che avrebbero dovuto raggiungere k.in Myanmar.
Dovevano assolutamente decidere come affrontare A.,il traditore.
S. pensò tra sé è sé :
"Ma come ha potuto A.farmi questo?padrino di Francisco.compagno di sbronze.gli ho pure salvato la vita!"
Già nel 86 a bogota'  lo tirò via dalle mani dei narcos. 
A era felicemente sdraiato al sole, godendosi l'inizio giornata come gli piaceva fare da quando viveva sulla sua barca, un catamarano di 10 metri  tutto verniciato di blù e 4 piccole strisce rosse.
Era una vecchia barca che, dopo molta manutenzione e migliorie, solcava i mari senza nessuna difficoltà.
Le sue giornate erano pressochè simili, si alzava il mattino si preparava il caffè e si sdraiava al sole per un'ora buona ripensando al passato, poi alzava le vele e partiva trascinandosi dietro il lungo palamito per la pesca che gli forniva il suo alimento principale e fonte di scambio nei porti in cui arrivava.
La sua felicità e tranquillità derivava da un grande equivoco che lo vedeva protagonista a sua insaputa. A. non aveva tradito e a dire il vero non era chiaro se ciò fosse davvero un equivoco!
Poi successe l'irreparabile. Una ragazzina dall'aspetto vivace gli si avvicinò saltellando e disse: " Vorrei una colazione leggera ma decisamente invitante, che possa coniugare la mia voglia di leggerezza e di golosità". Un boato scosse in quel momento la tranquilla baia, le onde si incresparono d'improvviso, gli uccelli tacquero all'unisono. Di lui non si ebbero più notizie. 
La notizia ebbe un'eco importantissima e giunse presto alle orecchie dei compagni S. P.e K.
Si misero in moto per effettuare le ricerche che durarono giorni e giorni.
Oramai quasi perse le speranze,i 3 giovani stavano per lasciare la Baia quando..
Se li trovò davanti…lei bellissima, come sempre, come non poteva essere altrimenti. Lui cresciuto, era un uomo ormai, i cui tratti somatici non lasciavano alcun dubbio…era suo figlio!
S. rimase a fissare incredulo le uniche due persone al mondo che in vita sua aveva amato.
Cosa ci facevano li Gabriela e Francisco? Avrebbero dovuto essere a Buenos Aires, lontani e inconsapevoli di tutto! E invece eccoli li, davanti a lui, con l'espressione complice di chi c'è dentro fino al collo!
S. non aveva mai dato spiegazione del suo allontanamento; aveva semplicemente detto che era per il loro bene. E ora eccoli li, intenti a salire sullo stesso aereo che li avrebbe portati tutti quanti lontani dagli avvenimenti accaduti tre settimane prima…
Dopo il comprensibile imbarazzo iniziale, S. Decise di rompere gli indugi e andò loro incontro abbracciandoli e stringendoli al petto.
I tre iniziarono a piangere singhiozzando senza proferire verbo.
La tensione si sciolse e iniziarono un dialogo ininterrotto.
S. diede spiegazioni sulla sua improvvisa dipartita.

"Stando con voi vi avrei messi in un pericolo inimmaginabile. Ero braccato. Sono dovuto fuggire con un dolore lancinante ma sapendo che così facendo vi sareste salvati"

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