"Ma dove cazzo sono spariti"
Pensò tra sé  e sé .Ma soprattutto il fatto dell'incredibile errore appena commesso fu come un tarlo nella sua mente!
"Sto perdendo lucidità. Il tempo mi sta presentando il conto devo ritirarmi chiudo questa storia e la faccio finita. ritorno in Sud America.
Già, ma bisognava risolvere il caso e trovare P. innanzitutto!
Ma chi ha rapito i 3 aveva lasciato un indizio:
Un proiettile inesploso della makarov era caduto ed era con una linea rossa che ne circondava la punta.
Quelli li usavano solamente gli uomini di "el caballo" il nemico di una vita.
I superstiti si organizzarono per andarlo a trovare.
D'altronde il suo quartier generale non era distante.
Eh! Si! Il famoso "el caballo", da tempo questo nome era presente nei suoi annaspanti incubi, colui che aveva tolto la vita a uno dei suoi più cari amici e suo fidato collaboratore: J.J. Questa cosa non era mai riuscito a dimenticarla e il triste ricordo lo continuava ad assillare. Ancora lui! Dopo qualche momento di rabbia e smarrimento però affiora il pensiero predominante, ora avrebbe avuto l'occasione per vendicarsi. 
S. Era cambiato.
Tutto era cambiato.
Il 1997 era un anno strano. Lontano nel tempo. Il suo punto di partenza per quell'anno era stata lei. Poi, come un vento d'inverno, il gelo era sceso tra loro, il rapporto si era inasprito. Le cose buone che avevano costruito si stavano sgretolando, a partire dalla squadra che avevano messo in piedi. Tutti professionisti. Dal primo all'ultimo. E loro due si rendevano conto che il loro rapporto era controproducente per la riuscita della missione.
Ma l'attrazione che provavano travalicava tutto. L'odore che lei aveva...
Un rumore lontano. Ecco cosa rimaneva.
Ma i ricordi non erano utili ora.
Dovevano partire alla ricerca gabriela, francisco e a questo anche p.
P era il problema. L'incognita.
Perché lui?
Potevano prendere qualcun altro, ma lui?
Perché?
Altro inghippo. E non serviva. Troppe a questo punto le cose che non tornavano. Il blitz a cui avevano appena assistito spostava il limite in avanti di un bel pò. S lo sapeva. Ripresero il controllo tutti i superstiti.
"È ora. Ci spostiamo nel bunker. Avvertite il ministro. Lo chiamerete da lá. E non dimenticate nulla. Nulla ho detto. Chiaro?"
Salirono sulla macchina che ancora era marciante. Minarono l'altra.
E si misero in strada.
E tutto prese un'altra piega, non piacevole, non buona. Soprattutto per coloro che avevano appena portato via i loro compagni...
Nel frattempo un aereo privato stava decollando in direzione Roma, là dove tutto era cominciato vent'anni prima e dove tutto avrebbe avuto fine. Tutto era stato pianificato nei minimi particolari, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno. Ma tutto era andato a puttane quando S. aveva scorto Gabriela e Francisco in quell'aeroporto. Non ci voleva, cazzo! S. aveva capito tutto, non c'era alcun dubbio! P. non si dava pace per questo. Vent’anni di finzioni! Aveva interpretato l'amico fedele, sempre al servizio di colui che era riconosciuto da tutti come loro guida. E lo aveva fatto impeccabilmente, facendo attenzione di apparire decisamente meno intelligente degli altri. Non era bastato, per una pura casualità! Si rivolse alle persone che aveva accanto a se e ciò che disse loro non lasciava spazio a repliche:
"Sanno dove stiamo andando e ci verranno a cercare. Li dovremo uccidere tutti, uno ad uno, non abbiamo altra scelta!"
A., Gabriela e Francisco non si scomposero, avrebbero dato la vita per lui, P. ne era certo!
P ripensò all'Irlanda, quando il 1º novembre del 1987 era sul peschereccio che trasportava 150 tonnellate tra armi ed esplosivi.
Era tutto materiale che il Colonello Gheddafi vendeva all'Ira per destabilizzare l'Europa e che i nord Irlandesi comperavano a buon mercato. Si era sempre chiesto come l'Mi5 avesse fatto a sapere del carico e come i Sas fossero riusciti a piombagli addosso così velocemente.
In quell'occasione fu molto fortunato a lasciare il peschereccio appena 20 minuti prima dell'abbordaggio, ma a questo punto tante cose cominciavano a prendere nuova luce.
"Hai sentito anche tu, o me lo sono immaginato?"
"No capo, ho sentito anche io".
Il tempo per fingere era finito. Il tempo dei rimpianti esaurito.
"di a tutti di stare all'erta al mio segnale, armi cariche, radio sul canale H, e non muovetevi se non dò l'ordine"
"Come ci disponiamo?"
"Formazione solita, due coppie davanti alle finestre, tu ed io sul retro e metti due cecchini a copertura di un eventuale fuga"
Il ministro aveva mosso le pedine giuste. Avevano avuto il supporto necessario, le squadre d'assalto mandate in loro soccorso erano altamente addestrate ed il loro tenente un suo compagno d'accademia. Trovarli era stato più difficile del previsto, grazie però all'ausilio del satellite messo a disposizione dal mossad, in quattro ore avevano localizzato il covo.
"Due minuti al segnale"
"Disporsi in posizione, e aspettate l'ordine"...
Per prepararsi all'azione fece il suo solito rituale; controllo che in canna vi fosse il proiettile pronto, tolse il caricatore e controllò che la molla spingesse a sufficienza i proiettili per non rischiare che facesse cilecca nel momento meno opportuno.
Tutto funzionava a dovere per cui infilò la Beretta in cintura, con il cane dell'arma che lambiva l'ombelico.
Era solito tenerla in quella posizione, tanto che vi era ormai un callo a causa del continuo sfregamento del cane, ma preferiva la velocità dell'estrazione a qualsiasi confort.
Si fece passare un altro caricatore e lo infilò nella tasca posteriore sinistra dei jeans, proprio dove sapeva l'avrebbe trovato in caso di necessità.
Tutti passaggi che fece in automatico tanta era l'abitudine a ripeterli.
Tutto questo lo rilassava prima dell'azione.
Adesso era pronto.
Pronto per quella che poteva essere l'ultima battaglia della sua vita.
Voleva aspettare l'imbrunire per mimetizzarsi meglio ed essere, logicamente meno visibili.
Con l'accendino bruciò dei tappi di sughero per poi annerirsi la faccia.
Oramai era ora!
Da scaramantico quale era, diede un'occhiata alla figurina di David Ortiz dei red  sox.
Si parte verso l'ultima "partita".
L'ultimo spicchio di sole stava calando dietro la collina all'orizzonte.
Non c'è più tempo da perdere. .
Come ben sapeva sfruttò gli ultimi momenti di luce diurna per poter riposare. Tutti erano in attesa del segnale. Lui fece una cosa che gli aveva insegnato il vecchio istruttore di Gibuti. Si mise in un angolo e appoggiò la schiena al muro e si lasciò scivolare a terra.
L’addestramento gli aveva insegnato a sfruttare ogni momento possibile per riposare, non si può sapere quando lo si potrà rifare per cui è meglio approfittarne.
Chiuse gli occhi per provare a concentrarsi nell’attesa del momento propizio. Rivide il vecchio istruttore a Gibuti quando entrò nella 13ª Mezza brigata della Legione straniera, il quale gli intimava di procedere senza guardarsi indietro, gli ripeteva continuamente “avanza, avanza e non ti fermare per nessun motivo”.
Poi un rumore metallico. Si riscosse.
Era un rumore inconfondibile… la lattina di birra Fidel..
Solo K. la beveva!!
Non poteva che essere lui!
Bene!un altro compagno è stato recuperato.
K pronunciò la seguente frase che era musica per le orecchie di S.
"Sono qua al tuo fianco come sempre per aiutarti, vamos"
La notte era già giunta, quindi cominciarono l'azione. S. diede il segnale.

E come fossero un tutt’uno, scattarono dalle loro postazioni e l’inferno in terra era giunto.

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